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Un limite solo apparente per miriadi di espressioni

Comunicato stampa - marzo 1995

Lo spazio è ridotto: una pagina bianca, una piccola tela. Il modulo ideato per questa collezione, "Memorie: cinquant'anni dopo, 1945-1995", ha misure che alcuni potrebbero trovare limitanti, quasi proibitive: 40 x 30 centimetri. Ma l'artista vive questo limite come una ulteriore possibilità espressiva, un modo per far emergere, pur nel coro di voci, la propria voce, il proprio stile, impresso, come solo lui può essere, su quel supporto di terracotta. La varietà di linguaggi, di immagini, di tecniche e persino di dimensioni - c'è chi ha dilatato, o spezzato, o distorto il modulo - attesta una delle peculiarità di questa raccolta, la sua novità, il suo porsi quale punto di riferimento per l'arte contemporanea, poiché essa annovera grandi nomi dell'arte italiana di quest'ultimo mezzo secolo, maestri che hanno creato appositamente pezzi originali - e per alcuni di loro si è trattato di una fra le ultime, se non l'ultima, opera.

Uguale il supporto, uguale il tema; stupefacente, s'è detto, la varietà di risposte e non solo per la ricchezza di correnti, tecniche e linguaggi, ma perché ciascuno si è espresso liberamente, palesando consensi o dissensi, o dubbi, dopo che cinquant'anni di storia hanno depositato i loro sedimenti e ci hanno permesso di vedere, nella dovuta distanza, i fatti di quei giorni del 1945.

Vorremmo però soffermarci ancora su quello che ci sembra il valore portante della raccolta, cioè quello estetico. La ricorrenza è stata un'occasione per produrre cose nuove, con le parole di adesso. È vero che queste opere richiedono, da parte dello spettatore, uno sforzo interpretativo poiché, se alcune immagini sono evidenti e di immediata decifrazione (i fiori recisi, le morti, i volti sofferenti...), altre obbligano ad un percorso più accidentato e, crediamo, non più semplice per uno storico dell'arte che per un visitatore qualunque. I linguaggi geometrici, ad esempio, a meno che non giochino sulle metafore cromatiche frequenti nella collezione, ci straniano dal tema e fatichiamo a rintracciare il filo che li lega ad esso; altre opere formalmente perfette ed algide creano una momentanea frattura tra noi e loro, finché il lume della ragione non ci soccorre e ci lasciamo affascinare dalla loro finalmente svelata lucidità. Ci sono i lirici della pittura che astraggono il loro pensiero e ce lo offrono libero nel colore, ondeggiante sulle curve del modulo, ancora tra rossi, neri, azzurri...

Non pretendiamo di esaurire tutte le aree di tendenza e gli stili della rassegna, peraltro dettagliatamente illustrate e documentate nelle schede e nell'itinerario espositivo. Andate e vedete. Il luogo in cui essa è raccolta, il Castello della Rancia di Tolentino, è un luogo suggestivo, ricco di storia: l'armistizio, Murat e le prime avvisaglie del Risorgimento, Leopardi - e i suoi Paralipomeni - lì vicino. E per restare nella letteratura segnaliamo che le opere sono accompagnate da alcune poesie di autori noti e non, che corredano la raccolta e si fondono con essa, suggerendo altri percorsi, altri pensieri, altre immagini. In una civiltà che ci vota alla superficialità e al disimpegno, una visita a questa mostra non può farci che bene.

Carmine Iandoli